L’intelligenza delle piante

Che cosa potreste dire sulle piante, che bene o male ci circondano ovunque? 

Forse che sono esseri viventi passivi, addirittura inanimati, o comunque limitati…

Quante volte abbiamo usato o sentito l’espressione: “è un vegetale”, per indicare una persona priva di vitalità o che abbia perduto quasi del tutto le proprie facoltà.

In realtà le cose stanno diversamente; anzi, stando alle ultime scoperte scientifiche, sono proprio al contrario.

Dal libro “Plant revolution”, ultimo saggio dello scienziato fiorentino Stefano Mancuso, si evince bene il fatto che le piante non siano inferiori agli animali; anch’esse si difendono, si muovono, memorizzano, apprendono…risolvono problemi. E quest’ultima caratteristica è proprio quella che secondo Mancuso contraddistingue l’intelligenza. 

Le piante non hanno un cervello fisico come animali e uomini, eppure studi e sperimentazioni stanno dimostrando quanto siano comunque intelligenti.

Un esempio? La mimosa pudica, un fiore oggetto di sperimentazioni da parte del LINV, laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale dell’Università degli Studi di Firenze capitanato dal biologo Stefano Mancuso, ha dimostrato di saper distinguere tra loro stimoli diversi, rispondendo in modo appropriato a ciascuno e ricordando poi l’esperienza per oltre due mesi. Il fiore chiude infatti le foglioline quando l’input è recepito come pericoloso e lo ricorda a distanza di tempo.

In effetti, sarebbe effettivamente un po’ presuntuoso presumere che l’intelligenza sia esclusivo appannaggio dell’uomo – e in minima parte degli animali – escludendo così l’enorme patrimonio verde esistente sulla Terra, costituente il 99% della biomassa con circa 4 milioni di specie stimate (di cui solo 350.000 conosciute).

Tornando alle funzioni vegetali, anche le relazioni sociali e la comunicazione sono altre capacità prese in esame dagli studi più recenti  sui vegetali. Ad esempio, è stato dimostrato come attraverso molecole chimiche volatili le piante comunichino tra loro, avvisandosi reciprocamente soprattutto di eventuali pericoli incombenti e permettendosi così di difendersi. Come, direte voi? Le piante non possono certo scappare!

Eppure possono adottare stratagemmi che si rivelano comunque efficaci, come l’emanare un determinato odore poco gradito agli erbivori di turno. Linguaggi diversi non meno sofisticati di quelli usati dal mondo animale, ma decifrabili, sostiene Mancuso. Pensate che anche se priva di organi, una pianta può senza dubbio svolgere molte funzioni comuni agli animali, come respirare o dormire.

Pur non potendo spostarsi, poi, i vegetali hanno dimostrato di muoversi anche in modo molto intenso, e di aver affinato la propria percezione verso l’esterno molto più degli animali, rivelandosi così esseri estremamente sensibili

All’orizzonte scientifico si è poi profilato un altro audace quesito: le emozioni umane possono incidere in qualche modo sulla pianta?

Per cercare di capirlo, al LINV hanno messo in piedi un interessante esperimento, sottoponendo dei glicini, attraverso tubi appositi, al contatto con emozioni umane tra loro contrapposte veicolandone i composti volatili a piante diverse. Le loro alterazioni potranno evidenziarne l’eventuale nesso.

Il successo esistenziale del mondo vegetale, essendo così quantitativamente diffuso, è sotto gli occhi di tutti, afferma Mancuso: per questo risulta ancora più inconcepibile sottovalutarne l’importanza, anche in relazione all’uomo.