Il verde del mare

Ci sono pezzi di costa in cui il verde della vegetazione si sposa stupendamente con i toni azzurro-blu del mare, nonostante, cromaticamente, i due colori appaiano poco conciliabili. Eppure, accostati dalla natura, creano una sinergia che rinfranca gli occhi e lo spirito con la sua frizzante vitalità.

La Toscana è ben zeppa di spazi verdi, spesso liberi di crescere indisturbati e protetti, che si fanno trovare anche molto vicini al mare; è il caso di Punta Falcone, una riserva naturale che si sviluppa su di un piccolo promontorio nella parte nord di Piombino,  sorridente e sobria cittadina a metà strada tra Livorno e Grosseto.

Si tratta di un parco che, introducendoci in un giardino fiorito e selvaggio costellato di barbe di giove, lecci, stracciabrache e alaterni, offre squarci appassionanti sul canale di Piombino e sulle isole appena al di là: Elba, Palmaiola, Cerboli… Le rocce, prevalemente di origine magmatica, coprono l’intera zona con un tappeto dai toni verdastri, bruno-rossastri o quasi neri, accompagnando nella breve discesa verso il mare.

Il facile ma emozionante percorso si snoda armoniosamente tra calette mangiate dalle onde, resti di guerra, siepi profumatissime, scogli e un luccicante osservatorio astronomico. Il tutto, animato da farfalle fulminee, coleottori e voli d’uccello, è ben segnalato da cartelli esemplificativi ed etichette botaniche, gentilmente apposte dai volontari su molti esemplari di piante.

Come la magica piazza Bovio in notturna, un altro posto che incanta.


Il popolo della notte

Come tutti i mondi che non conosci e che ogni tanto sbirci appena in lontananza, anche quello dei gufi e degli altri misteriosi uccelli notturni, al di là dei “gusti” personali, una volta che ci sei entrato inevitabilmente ti coinvolge, forse perché tocca la parte più istintiva di noi che riconosce in quella animale l’intento comune di sopravvivere, o vivere, al meglio.

civette_250x0_90Osservare questi animali e capire, anche se a volte solo in parte, perché sono fatti proprio così, come si procurano il cibo e quale, perché sanno volare così silenziosi, dove fanno il nido, cosa c’è dietro a certi loro comportamenti, trovando talvolta anche squisite assonanze con i nostri, diventa un viaggio affascinante che ti attira sempre più dentro…E in effetti, più ti ci avvicini, più crescono la curiosità e la voglia di conoscerli, assieme ad un istinto protettivo che come minimo ti porta ad adottare quegli accorgimenti atti ad evitare il più possibile di recargli disturbo, soprattutto quando ti avventuri nel loro territorio, a casa loro.

E’ questo l’effetto che può fare una full immersion nella vita dei rapaci notturni (quelli presenti in Italia sono soprattutto gufi, allocchi, civette, assioli e barbagianni) attraverso le descrizioni, gli studi, gli aneddoti e le immagini eloquenti di qualcuno che li segue con sguardo attento e probabilmente amorevole da tanti anni: Marco Mastrorilli.

Il 3 e 4 febbraio, grazie ad Aigae, l’associazione di cui faccio parte, ho avuto la fortuna di partecipare ad una due-giorni di approfondimento su quell’ordine un po’ misterioso di uccelli che preda perlopiù la notte e il cui canto e la cui veste è entrata a far parte dell’immaginario collettivo da secoli: gli strigiformi, protagonisti di miti spesso completamente infondati che anche sfatare è stato interessante…per conoscere altre verità.

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La “Notte della civetta” e il “Festival dei Gufi” sono splendide occasioni per avvicinarsi – zitti e in punta di piedi, mi raccomando! – a specie spesso ignorate o poco conosciute che invece serbano, dietro a maschere a volte terrifiche, ritratti di “personaggi” davvero interessanti.