Un mare di …?

In questo ultimo periodo si sente spesso parlare di plastica, materiale sempre più diffuso, e del suo impatto ambientale. Ma quali sono le esatte proporzioni del problema? Fino a che punto e in quale modo si sta ripercuotendo sull’ambiente e gli esseri viventi? E quali alternative e prospettive abbiamo o potremmo avere?

A questi e tanti altri interrogativi sono riuscita a rispondere grazie alle informazioni ricevute durante il corso di aggiornamento Aigae del 17 e 18 ottobre 2018: due intensi giorni con un esperto sull’argomento, Franco Borgogno (autore del libro “Un mare di plastica”), che ha fornito una vasta panoramica della situazione, suffragata da dati e prove scientifiche, ed uno sguardo sulle possibili soluzioni e alternative.

Qualcosa come trecentomila tonnellate di plastica galleggiano in mare, compromettendone pesantemente la vita. Se qualcuno non abita al mare potrebbe avere la sensazione che il problema non lo riguardi da vicino ma in realtà riguarda tutti indistintamente perché dal mare dipende la vita di tutti gli esseri viventi: grazie a lui siamo forniti di acqua e di almeno il 50% dell’ossigeno che respiriamo. E non solo: qui il dettaglio della sua fondamentale importanza.

I ricercatori hanno scoperto che questo tipo di smog sta colpendo l’acqua in tutte le sue forme, ghiaccio compreso: Franco Borgogno ci parla di una recente spedizione scientifica in Artico organizzata dalla ong 5 Gyres a cui ha partecipato durante la quale, con la “manta troll” (strumento), è stata rilevata una notevole presenza di plastica.

Purtroppo la plastica che si nota in alcune spiagge o a pelo d’acqua, dove le correnti favoriscono più che in altre l’accumulo, è solo la punta dell’iceberg: il mare tende ad arenarla o affondarla.

“Inventata” nel 1862, la plastica è un materiale che ha segnato senz’altro una svolta importante nella vita dell’uomo, ma nell’utilizzarlo non si può continuare a prescindere dal suo impatto ambientale che, per le sue caratteristiche di durata, diffusione, volume e capacità di assorbimento, risulta essere il più devastante.

Ma che cosa può fare ciascuno di noi? Prima di tutto, non aspettare che il cambiamento venga dall’esterno. Quello che possiamo fare ogni giorno riducendo l’utilizzo della plastica, raccogliendola e differenziandola, ha un forte impatto positivo sull’ambiente. 

Non aspettiamo con le mani in mano che arrivino cambiamenti legislativi ed economici che invertano drasticamente questa rotta; potrebbe dipendere anche dal nostro comportamento. Cominciamo subito a compiere scelte quotidiane consapevoli, prese sulla base di informazioni corrette sul reale stato delle cose.

Raccogliere, differenziare e ridurre il consumo di plastica nella nostra quotidianità è di vitale importanza, così come acquisti e abitudini che tendono al al riuso, al riciclo e all’utilizzo di materiali alternativi.

Gli esperti sottolineano che è importante cercare di ridurre il più possibile soprattutto la plastica monouso e quella degli imballaggi, che tra l’altro non possono essere riciclate.

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