Escursione in Val Tramigna, tesoro silenzioso ai piedi della Lessinia

Domenica 1 Dicembre, esploreremo insieme un luogo forse poco conosciuto eppure per molti versi interessante e, nel suo essere appartato, affascinante: la Val Tramigna.

La Val Tramigna è una delle incisioni vallive che discendono dalla Lessinia aprendo il proprio “progno” verso la pianura. Collocata tra la Val d’Illasi a ovest e la Val d’Alpone a est, questa valle sembra volersene stare un po’ appartata, sorvegliata verso sud dal castello diroccato d’Illasi.

Eppure, quando si comincia ad entrarvi, il paesaggio accoglie subito lo sguardo con un disegno armonioso di alture e pendii ricamati da fitte colture che, via via, salendo verso nord, si perdono in un verde mare.

Cammineremo in questo ambiente, ricco di tante specie vegetali diverse e risvolti storici da conoscere, facendo una tappa presso un’azienda agricola biologica locale che qui produce cosmetici e prodotti erboristici in totale sintonia con la natura.

Ma, come al solito, preferisco non dirvi di più! 😉

RITROVO alle ore 8:00 al parcheggio di via Copernico 23 a Vago di Lavagno, lungo la SR11 (coordinate: 45.419648, 11.127285), per proseguimento, col minor numero di auto possibile, fino al paese di Campiano, da dove cominceremo la nostra passeggiata.
Durata stimata: circa 4 ore.
Quota di partecipazione: 8,00€ adulti, 5€ bambini sotto i 10 anni.
Per altre info o iscrizioni, invia un whatsapp o chiama il numero 375.610.42.67.
E’ obbligatorio indossare scarponi o scarponcini da trekking e portare con sé acqua, impermeabile e almeno un maglione pesante. In caso di dubbi sull’equipaggiamento, contattami.

In caso di condizioni meteorologiche avverse, l’escursione verrà rinviata e gli iscritti verranno avvisati dell’annullamento il giorno prima dell’escursione tramite sms o whatsapp.

Escursione guidata in Val d’Avesa: ecco com’è andata

Settembre si è aperto in bellezza, domenica scorsa, con l’escursione guidata ad Avesa, sulle colline di Verona, in collaborazione con 8LiberaMente Asd, che ha organizzato l’evento.

In questo luogo, storia e natura sono intrecciate in un percorso che, dal Monte Ongarine ai lavatoi sul Lorì, mi aveva colpito fin da subito, dandomi l’idea che potesse essere una meta interessante in cui condurre le persone, e perdipiù facile.

E così, dopo vari rimandi per condizioni meteorologiche sfavorevoli, finalmente domenica 1° settembre 2019, dalle 8 alle 13, si è “consumata” questa gita all’insegna dell’allegria e del relax senza tempo. Il nostro gruppetto, composto da 9 persone e 3 cani, ha potuto godere anche dell’assistenza e dei molti consigli dell’educatrice cinofila Alice.

Il temporale del giorno prima ci ha regalato ore fresche e una buona visibilità. Il refrigerio delle misteriose ex cave è stato comunque da tutti apprezzato, come il divertente pediluvio improvvisato nel rio Lorì.

Il sentiero di ritorno ha poi offerto un intenso e salutare bagno nel verde, tra scotani, aglio delle streghe, fiordalisi e carpini.

Aglio delle streghe

Ho constatato con gioia che eravamo tutti accomunati – partecipanti, accompagnatori e cani – dalla stessa voglia di scoprire e lasciarci coinvolgere da quello che ci circondava e questo ha fatto sì che le ore trascorressero felici.

Grazie a tutti e alla prossima 😉

Labin e le sue meraviglie

Dove si potrebbe andare ad agosto, organizzando all’ultimo momento, per trovare un mare bello senza spendere troppo?

Beh, per chi abita nel nord est d’Italia come me, ora posso senz’altro rispondere: in Croazia, più precisamente in Istria.

Dovendo andare in vacanza nel mese più affollato dell’anno, quest’anno ho però avuto la fortuna di scovare un posticino che ha superato di molto le mie aspettative.

Dopo aver ipotizzato che la costa orientale dell’Istria potesse essere meno congestionata di quella opposta, ho cercato sulla mappa, guidata solo dall’intuito, una località che per posizione potesse risultare appetibile… E l’occhio è caduto su un nome che mi è subito suonato accattivante: Labin, un antico borgo abbarbicato su un poggio collinare a pochi chilometri dal mare.

Labin

Anche le foto della costa trovate nel web promettono bene, per cui la meta è decisa, grazie anche alla disponibilità in paese di un alberghetto, dotato di antica loggia e punto di ritrovo di locali e turisti.

Scopro poi che si tratta di uno dei villaggi istriani d’impronta veneziana più caratteristici, nominato orgogliosamente “Art Republik” dalla amministrazione locale per mettere in risalto le piccole attività artigianali e artistiche sparse per le sue viuzze e i vicoli.

Chiesetta nella Città Vecchia di Labin

Esplorando i dintorni, mi accorgo che la semplicità e il gusto si riflettono anche nella gestione dell’ambiente naturale circostante. La macchia mediterranea, infatti, qui è lasciata libera di crescere praticamente ovunque, e a perdita d’occhio ricopre buona parte della costa, interrotta solo da poche strade e casette sperse.

Unica eccezione alla generale sobrietà dell’area è Rabac, stazione balneare ai piedi di Labin, molto – forse fin troppo – attrezzata per ospitare i turisti, con colossi bianchi, tra residence e alberghi, eretti a pochi metri dal mare. Percorrendo pazientemente la rumorosa passerella di Rabac in direzione nord, però, dopo un po’ si torna a camminare su di una tranquilla carrareccia. Ci si addentra in un bosco di pini marittimi che sembra riversarsi, tra frastagliati scogli bianchi, in un selvaggio Mar Adriatico.

Sicuramente fare il bagno a Rabac è piacevole, l’acqua trasparente è accesa da bei toni verde-azzurri, le rocce movimentano qua e là la riva, tuttavia il chiasso di sottofondo dovuto al brulicare di tanta gente copre troppo la voce del mare.

Per fortuna da queste parti è davvero facile trovare posti tranquilli, solitari o semplicemente più immersi nella natura! Le varie insenature in cui il mare s’intrufola creano baie e spiaggette spettacolari, alle quali si accede tramite brevi tratti su strada bianca o sentiero.

Un lembo di costa dell'Istria orientale, nei dintorni di Labin
Un lembo di costa dell’Istria orientale, nei dintorni di Labin

A Portolungo, ad esempio, i lati dell’istmo offrono accessi al mare sempre diversi e suggestivi: dal piccolo molo di Duga Luka, tranquillissimo per fare il bagno in santa pace in un’acqua verde smeraldo, alle rocce digradanti nel mare del suo lato nord, con la macchia mediterranea appena alle spalle.

Macchia mediterranea nei dintorni di Portolungo, Istria

Ma le meraviglie continuano: tra le piccole e grandi rientranze della costa si scoprono angoli sempre diversi, tra rocce di svariate forme, lavorate da vento e acqua, e depositi fluviali che regalano calette ciottolose. A chi piace camminare, la carta dei sentieri distribuita gratuitamente negli uffici turistici offre occasioni molto panoramiche per godere sia del mare che della natura, forte e selvaggia, di questi luoghi.

Incredibile ma vero, anche ad agosto qui ci sono spiaggette che paiono piccoli paradisi, in cui nuotare in acque cristalline, tra banchi di pesci colorati e profumo di salvia selvatica, lontani da qualsiasi rumore che non sia lo stormire del vento tra gli alberi e le strida dei gabbiani. Una di cui non svelo il nome per non togliervi il piacere della scoperta 😉 è raggiungibile in un’ora avanzando all’interno di un autentico orto botanico naturale, tra farfalle celesti, terebinto, agnocasto e ginepro. Un bagno di profumata biodiversità fino ad un’incantevole spiaggia di ciottoli appiattiti.

Alla sera, dopo la cena in uno degli ottimi ristoranti nella piazza della Città Vecchia di Labin, è bello perdersi tra le sue viuzze lastricate, tra gatti rossi e profumo di lavanda. Tra casette pittoresche, antichi palazzi barocchi e chiese, è facile lasciarsi avvolgere dal tranquillo scorrere del tempo che qui le ondate di turisti non sembrano intaccare.

Vicolo della Città Vecchia di Labin, alla sera

Oltre a tutto il resto del paese, degno di visita è senz’altro il museo comunale, che conserva diverse testimonianze delle vicissitudini storiche dell’antica Albona – o Labin – dalla preistoria alle epoche recenti, dall’annessione al Regno d’Italia alla costituzione della Iugoslavia, fino all’indipendenza nazionale croata, con accenni ai vari personaggi che si succedettero in questo luogo per difenderlo, dominarlo o saccheggiarlo.

All’interno del museo è possibile fare viaggi indietro nel tempo all’interno della miniera che sorgeva nei dintorni e che dava lavoro a migliaia di persone, teatro dei primi sommovimenti comunisti locali, o ammirare i sontuosi arredi di un’insegnante italiana molto amata che qui viveva ed esercitava agli inizi del ‘900.

Dopo 10 giorni di permanenza, riparto con la certezza che ancora molto, qui, c’è da scoprire ed esplorare, quindi… Arrivederci Labin!

Rio Paraiso, ad ogni svolta un nuovo salto d’acqua

Rio Paraiso cascate Spiriti Liberi

La piena estate non è forse il momento ideale per un’escursione qui, ma in una giornata di luglio non troppo calda può comunque rivelarsi una scelta azzeccata.

Cascate Rio Paraiso Breonio

L’idea è di scoprire un altro angolo magico appena fuori casa e infatti, in appena 50’ da Verona, si arriva a Breonio, suggestivo e silenzioso borghetto che dalla Valpolicella apre le porte alla Lessinia. Nonostante la bassa quota (tra 860 e 500 m.s.l.m.) e la ridotta lunghezza del percorso (circa 6 km), il giro completo è segnalato in più punti come adatto ad escursionisti esperti ed equipaggiati di scarponi.

E in effetti, dopo un primo tratto in discesa immersi nel bosco, tra tornantini che tagliano piccoli vaj, il sentiero, essendo caratterizzato da alcuni punti esposti, e ciò nondimeno spettacolari, richiede maggiore attenzione. (Non per niente, diversi tratti sono attrezzati con funi per permettere un incedere più sicuro). Niente di difficile, comunque, per chi è avvezzo a camminare in montagna e non soffre di vertigini.Bella la grandiosa vista sulla Val D’Adige e la catena del Baldo a ovest.

Rio Paraiso cascate Spiriti Liberi

Man mano che si sale, piccoli cartelli in legno segnalano le brevi deviazioni che portano alla cascata di turno: cascata del Serpente, di Eva, di Adamo, dell’Angelo…Ogni volta si arriva in un punto del torrente diverso, ad un salto d’acqua in una cornice naturale sempre interessante ed unica. La macchina fotografica va portata con sé, anche se immortalare questi luoghi, e le libellule che vi svolazzano, si rivelerà tutt’altro che banale.

Il giro può essere percorso ad anello partendo da Breonio e scendendo verso Peri, su strada sterrata prima e su sentiero poi, per risalire seguendo le indicazioni che conducono alle cascate e infine facendo ritorno al paese.

Selce Cascate rio Paraiso Breonio

Bello e affascinante, oltre alle cascatelle, un po’ tutto il tragitto, con grossi pezzi di selce che spuntano qua e là, massi erratici ed una stratigrafia rocciosa ben evidente. Anche la flora è ricca e degna di nota: noccioli, tassi, un castagno gigante e fiorellini particolari…

Al ritorno, con una piccolissima deviazione, si giunge anche ad un ampio punto panoramico, preceduto da un angolino popolato da farfalle variopinte. Un’avvertenza importante riguarda le zecche, che amano ambienti selvaggi e umidi come questo: pantaloni lunghi, e un accurato controllo post escursione, sono d’obbligo.

farfalle Cascate rio Paraiso Breonio

Il sentiero dei Pintareni, lungo il rio Leno

Veduta sul torrente Leno, dal bel colore verde acqua. Sentiero dei Pintareni

Ho scoperto di recente un trekking molto rilassante, carino e vario, inserito in un ambiente naturale incontaminato nella bassa fascia montana. È il sentiero “dei Pintareni” che, lontano dagli itinerari trentini più frequentati, insegue il torrente Leno addentrandosi nella Val Terragnolo.

piccolo scorcio del bosco che si attraversa lungo il tragitto, sentiero dei Pintareni

Il percorso, di circa 10 km e 450 m di dislivello, si cala nell’incisione valliva del torrente costeggiandone una parte, tra saliscendi più o meno dolci. Camminando, vi rivelerà angoli sempre diversi e interessanti di una natura perlopiù intatta. Tappa finale del tragitto, che si sviluppa tra i 500 e i 700 m di altitudine, è la frazione di Sega.

Descrizione del tragitto

Siamo nel territorio della comunità montana della Vallagarina, a nord est di Rovereto. Qui, dalla frazione Valduga, appena superato un piazzale, s’imbocca il nostro sentiero, che in breve conduce alla “sega di Valerio”. Suggestivi resti e immagini accennano alla storia di questa vecchia segheria ad acqua, ancora attiva nell’ultimo dopoguerra e poi dismessa in seguito ad un’alluvione.

Sorta di spiaggia naturale lungo la sponda del torrente Leno, sentiero dei Pintareni

Fra tratti semi ombreggiati nel bosco, dapprima tra giovani alberi e poi tra faggi adulti, si attraversano ponticelli sul bel torrente, sostando in alcune “spiaggette” naturali create dalla rena di deposito, tra i massi portati dal rio. Lungo il sentiero dei Pintareni sono possibili varianti o brevissime deviazioni, come quella che porta alla “fonte dell’acqua rosa”, segnalate da cartelli.

Il torrente Leno: bellezza ed energia

Costeggiando il Leno lungo il sentiero dei Pintareni, se ne potranno ammirare i moti vivaci che, con la propria energia, un tempo fornivano sostentamento a tutta la valle attraverso le segherie, i mulini e naturalmente l’approvvigionamento d’acqua pulita.

Ponticello di legno sul torrente Leno, sentiero dei Pintareni

Una volta giunti a Sega, anticipata da una diga dismessa, si può visitare una segheria veneziana del ‘700, recentemente ripristinata e rimessa in funzione a scopo didattico-culturale. All’interno sono presenti anche un museo etnografico e un percorso didattico. Si tratta di una struttura che conserva e divulga usi, costumi e conoscenze antiche della Valle, costituendone un importante polo culturale.

Fiore bianco selvatico a cinque petali

Il ritorno

Da Sega si potrà tornare a Valduga con giro ad anello lungo la strada asfaltata. Si toccheranno così i paesini di Stedileri, Maureri, Puechem, Dosso, Piazza, Peltreri e Pedrazzi, ciascuno con ben esposto il proprio antico toponimo. In alternativa, si può ripercorrere lo stesso sentiero dell’andata, magari optando per la variante dei “4 passi nel bosco” (fattibile anche all’andata). Questa, segnalata da un cartello, sale a sinistra addentrandosi, appunto, nel cuore del bosco. Attenzione alla svolta che più avanti riporta alla strada maestra: potrebbe risultare poco visibile.

Buoni passeggiata! 🙂

Le favolose cascate di Barbiano, in Val d’Isarco

Appena varcata la soglia dell’Alto Adige, si entra nella provincia di Bolzano e ci s’imbatte in un insieme di località ed ambienti davvero suggestivi, con tanti punti d’interesse lontani dal chiasso cittadino.

cascata di Barbiano

Al confine con la Val d’Ega, la Val d’Isarco si allunga verso nord a 30 km di distanza dal capoluogo altoatesino, affacciandosi a ovest dall’autostrada del Brennero ed aprendosi a est verso l’Alpe di Siusi.

Il sentiero che porta alle cascate

La facile escursione che porta alle splendide cascate di Barbiano comincia appena oltre il paesino di 1700 anime posto poco sopra Ponte Gardena, proprio di fronte al fiabesco castello Trostburg.

panorama da Barbiano

Seguendo le indicazioni per le cascate riportate lungo la strada che porta a Barbiano, sarà possibile raggiungere lo spiazzo adibito a parcheggio e da lì cominciare questa bella escursione.

Maestosi castagni

Dapprima si cammina tra meravigliosi castagni, spesso secolari, che immagino comporre, in autunno, con le belle foglie ingiallite, un incantevole paesaggio che invece ora, a primavera, sprizza un verde luminoso ovunque. Un cartello rammenta ai viandanti che i preziosi frutti di questi imponenti alberi sono tradizionalmente vanto e fonte di sostentamento dei barbianesi, assieme alle dolci prugne coltivate localmente.

La cascata superiore

Le cascate di Barbiano sono formate da tre salti principali, che è consigliabile visitare interamente partendo da quello posto più in alto, a circa 1.200 m.s.l.m. Per arrivarci si seguono le indicazioni per la “Oberer Fall” (cascata di sopra), a cui si arriva in circa un’ora e mezza di cammino su facili sentieri che nei tratti esposti sono protetti da steccati in legno e corrimano, cosa che li rende adatti anche ai bambini.

Dal ponticello di fronte alla cascata più alta si può ben ammirare il salto di 45 metri di altezza che scarica l’acqua del rio Gander sulle pareti scolpite di porfido quarzifero, molto diffuso in zona. Diverse sono le comode panchine nei punti strategici del percorso, così da permettere frequenti soste in un luogo molto rilassante pur nella sua movimentata morfologia.

Le cascate di mezzo e inferiore

l'acqua che scorre sulla roccia liscia della cascata di sopra illuminata dal sole

A questo punto, per proseguire il tragitto alla scoperta delle altre due cascate, è necessario tornare indietro fino al bivio che a destra indica la cascata di mezzo. Lì ci attende un ampissimo, spettacolare belvedere sulla Val d’Isarco verso le montagne antistanti, tra le quali si distinguono bene i profili di Sciliar, Saltria, Bullaccia e Sella. Appena a destra del belvedere, si libera il salto della cascata di mezzo, che si apre larga verso valle. Dopo un immancabile sosta per ammirare il panorama, si prosegue in discesa avvicinandosi alla pineta. Scendendo tra comodi scalini di porfido ravvivati qua e là da quarzi bianchi e rosa, ci si imbatte nella cascata più bassa, che annega sul falsopiano della vicina pineta.

Il finale nel bosco

Il percorso ad anello si mantiene vario fino alla fine, regalando, nell’ultimo tratto, una magica incursione in un bosco di pini, che con le luci del tramonto si tinge di caldi riflessi. È consigliabile effettuare il giro in tarda primavera, poco dopo il disgelo, per ammirare le cascate con la massima portata d’acqua.

il bosco di pini con blocchi di rocce sparsi quà e là pervaso dai raggi del sole al tramonto

Un suggerimento per i più instancabili: continuando a salire lungo il sentiero oltre la cascata alta, è possibile arrivare ad un altro punto ameno del torrente, con un salto d’acqua più basso ma non meno affascinante corredato da piccole “piscine” naturali alternate a placche di roccia (attenzione al ghiaccio che può essere presente fino a primavera inoltrata).

PS: Per informazioni più precise circa le condizioni e le caratteristiche del sentiero, è bene rivolgersi all’ufficio turistico locale.

Hai domande o esperienze da condividere? Scrivimi, sarò felice di leggerti!

Piante aliene, un potenziale pericolo

La parola aliena, riferita ad una specie vegetale, definisce una pianta originaria di un luogo lontano da quello in cui è stata trasportata, volutamente o incidentalmente, dall’uomo.

Di piante aliene, altrimenti dette alloctone o esotiche, ce ne sono ormai tantissime in tutta Europa, anzi, i dati dicono che sono in aumento.

Ma fino a che punto possiamo considerare alloctone piante arrivate qui ormai da secoli, come ad esempio l’ulivo?

Archeofite e neofite

Esiste una linea di demarcazione temporale che distingue le piante aliene archeofite, portate cioè in un luogo lontano dalla propria area d’origine prima del 1500 d.C., dalle neofite, trovate “fuori casa” successivamente a tale periodo.

Tra le archeofite vanno annoverati il miglio e il sorgo selvatico, diffusi in tutta Europa, mentre tra le neofite troviamo l’ormai imperante robinia pseudoacacia, portata qui dalla lontana America del nord.

Il comportamento e la diffusione di queste piante esotiche è molto diversificato: alcune vegetano e si riproducono ma non sono in grado di vivere stabilmente in un luogo senza il contributo dell’uomo, altre invece, cosiddette “naturalizzate”, sì.

Quando una pianta diventa invasiva?

Alcune piante aliene riescono a diffondersi in modo veloce ed ampio sul nuovo territorio, al punto da divenire invasive. Con una capacità di moltiplicazione o riproduzione repentina e una spiccata adattabilità, possono arrivare a minacciare la sopravvivenza delle specie locali, soppiantandole o inibendone la crescita.

Uno dei danni causati dalle piante alloctone di tipo invasivo, infatti, è proprio la riduzione della biodiversità dovuta al fatto che queste piante esotiche possono competere pesantemente con quelle autoctone, minandone la sopravvivenza. Il loro insediamento comporta inoltre danni agli habitat, aumento di rischi idrogeologici, infestazione di aree più o meno estese e reazioni allergiche.

Una minaccia per la biodiversità, e non solo…

Per ora, solo una modesta percentuale (10-15%) delle piante esotiche presenti in Europa è invasiva ma continua ad aumentare. Questo fatto ha destato le preoccupazioni della Comunità Europea, che nel 2015 ha emesso il Regolamento UE 1143/14, volto a proteggere la biodiversità e i servizi ecosistemici dal danno delle piante esotiche invasive, vietandone il trasporto e il possesso.

Tutti possono contribuire a tener monitorate le specie aliene presenti sul territorio attraverso siti ed app creati secondo le direttive europee. Un esempio è quello creato dall’università di Trieste: http://sissi.divulgando.eu/

Per approfondimenti sul tema delle specie alloctone in Italia, si consiglia di visitare il sito istituzionale.

Escursione ai covoli di San Donato, sui Colli Berici

Domenica 17 febbraio faremo un’escursione di circa 4 ore sui favolosi Colli Berici, con salita al Monte Tondo e ai covoli di San Donato di Villaga.

Ad aspettarci, sentieri immersi nella natura, incredibili antri un tempo abitati, un antico eremo, un Monte con ancora i segni della guerra…

Un ambiente in cui i vari punti d’interesse celano molteplici significati, da quelli storico-culturali a quelli naturalistici.

Covoli di San Donato Villaga Colli Berici

Sembra strano ma in questo posto dall’atmosfera un po’ mistica sono ancora presenti i segni del passaggio dei soldati che qui si stanziarono per la prima volta intorno al 1917. Dopo la disfatta di Caporetto, lo scopo era erigere un sistema difensivo con un’area di addestramento; vennero così costruite trincee e postazioni d’artiglieria, mentre la chiesa dell’eremo di San Donato veniva adibita a cucina.

Molti anni prima, il sito era stato un umile romitorio, la cui esistenza è documentata già a partire dal 1243. Al tempo vi risiedevano dei frati, ai quali qualche tempo dopo si unirono delle monache benedettine, guidate da una badessa. Isolati a 300 metri di altezza, i religiosi potevano vivere nella pace profonda della natura approvvigionandosi d’acqua presso una sorgente vicina.

Nel corso dell’Ottocento, però, le cose cambiarono radicalmente…

Ma non voglio dirvi di più!

Venite a scoprirlo concedendovi una facile escursione nella natura che vi ricaricherà.

Ritrovo alle ore 9:00 presso il piazzale della Chiesa di Villaga (parcheggio libero di lato).

Lunghezza percorso: 8 km

Dislivello: intorno a 400 m

Durata: circa 4 ore

Costo: € 8,00 adulti, € 5,00 bambini

Lunghezza percorso: 8 km

Dislivello: intorno a 400 m

Durata: circa 4 ore

Costo: € 8,00 adulti, € 5,00 bambini.

Per info e iscrizioni, chiamare o mandare messaggio whatsapp al 375.610.42.67 o scrivere a sil.gambato@gmail.com

A presto! 🙂

Viaggio in Portogallo: Almada e i suoi dintorni

Cacilhas è un villaggio del comune di Almada, cittadina di circa 160.000 abitanti del centro-sud del Paese. E’ situata sulla sponda sud del fiume Tejo, che qui forma un lago interno prima di sfociare nell’oceano Atlantico.

Attraversando il rio in traghetto o su ponte 25 Aprile, è possibile arrivare in 10 minuti a Lisbona, la capitale, posta sulla riva opposta del fiume.

Ristorantini tipici

La tranquilla zona del porticciolo di Calcihas è caratterizzata da una ricca presenza di rinomati ristorantini distribuiti lungo la via pedonale Candido dos Reis.

Qui i gentilissimi portoghesi cucinano sapientemente carne e pesce freschissimo, mentre nelle tante “pastelarias” (pasticcerie) si possono gustare le squisitezze dolci e salate della tradizione gastronomica locale.

Un esempio? Il delizioso “pastel da nata”, dolcetto di pasta sfoglia ripieno di crema; o il pastel de bacalhau, farcito nientemeno che col baccalà.

Lo stile degli ambienti in cui si mangia è generalmente semplice: qui si brilla soprattutto per l’accoglienza, la qualità e la generosità dei piatti.

Lo stile portoghese

Lungo via Candido dos Reis, venendo dal porto, botteghine cariche di frutta e verdura fresche si affacciano sulla classica pavimentazione a ciottoli bianchi e neri. Le casette basse, affiancate, presentano le facciate decorate con la tipica piastrellatura (l’“azulejo”), con i serramenti bianchi. I piccoli poggioli in ferro battuto si sporgono appena dalle finestre e dalle porte finestre. Anche le chiese sono discrete, con tante raffigurazioni composte proprio con l’“azulejo”.

Almada vecchia

Almada offre agli occhi dei visitatori anche il bel giardino del vecchio castello, con vista su Lisbona e il fiume Tejo, e il centro culturale Casa da Cerca, alla quale si può accedere da Cacilhas tramite comoda passeggiata lungo l’estuario.

Casa da Cerca: cultura e natura

La Casa da Cerca è sede di varie esposizioni, tra cui “A luta continua”: la storia degli ultimi 140 anni del Portogallo attraverso le illustrazioni storiche pubblicate su giornali e riviste del tempo. Dai contrasti sociali degli anni ‘20 alla fine del regime totalitario del 1974, i disegni esprimono, con metafore e simbolismi, alcuni nodi della realtà politica e socio-culturale che il popolo portoghese ha affrontato negli ultimi tempi.

Viaggio Portogallo Almada

Come il Castello, anche Casa da Cerca è arricchita da un bel giardino, con una sezione botanica in parte allestito in serra. Qui è possibile riconoscere diverse piante grazie alle note didattiche che ne illustrano sia le caratteristiche sia gli usi e le lavorazioni. Tra le più comuni, si possono trovare il lino, il salice, il cotone, l’ulivo (da cui i portoghesi traggono un ottimo olio) e il pino marittimo. Quest’ultimo fu piantumato abbondantemente nel XVIII da re D. Joao V nella zona oggi denominata “Mata dos Medos”, lungo Costa da Caparica, per proteggere le colture dell’entroterra dall’avanzare delle dune. (continua)

L’intelligenza delle piante

Che cosa potreste dire sulle piante, che bene o male ci circondano ovunque? 

Che sono dotate di intelligenza o che sono esseri viventi passivi, quasi inanimati, o comunque limitati?

Quante volte abbiamo usato o udito l’espressione: “è un vegetale”, per indicare una persona priva di vitalità o che abbia perduto quasi del tutto le proprie facoltà fisiche o mentali?

In realtà le cose stanno diversamente; anzi, stando alle ultime scoperte scientifiche, sono proprio al contrario.

Plant revolution

Plant revolution Stefano Mancuso

Dal libro “Plant revolution”, ultimo saggio dello scienziato fiorentino Stefano Mancuso, si evince bene il fatto che le piante non siano inferiori agli animali; anch’esse si difendono, si muovono, memorizzano, apprendono…risolvono problemi. E quest’ultima caratteristica è proprio quella che secondo Mancuso contraddistingue l’intelligenza. 

Esseri viventi tutt’altro che limitati

Le piante non hanno un cervello fisico come animali e uomini, eppure studi e sperimentazioni stanno dimostrando quanto siano comunque intelligenti.

Un esempio? La mimosa pudica, un fiore oggetto di sperimentazioni da parte del LINV, laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale dell’Università degli Studi di Firenze capitanato dal biologo Stefano Mancuso, ha dimostrato di saper distinguere tra loro stimoli diversi, rispondendo in modo appropriato a ciascuno e ricordando poi l’esperienza per oltre due mesi. Il fiore chiude infatti le foglioline quando l’input è recepito come pericoloso e lo ricorda a distanza di tempo.

In effetti, sarebbe effettivamente un po’ presuntuoso presumere che l’intelligenza sia esclusivo appannaggio dell’uomo – e in minima parte degli animali – escludendo così l’enorme patrimonio verde esistente sulla Terra, costituente il 99% della biomassa con circa 4 milioni di specie stimate (di cui solo 350.000 conosciute).

Una presenza massiva

Tornando alle funzioni vegetali, anche le relazioni sociali e la comunicazione sono altre capacità prese in esame dagli studi più recenti  sui vegetali. Ad esempio, è stato dimostrato come attraverso molecole chimiche volatili le piante comunichino tra loro, avvisandosi reciprocamente soprattutto di eventuali pericoli incombenti e permettendosi così di difendersi. Come, direte voi? Le piante non possono certo scappare!

Questione di lingua

Eppure possono adottare stratagemmi che si rivelano comunque efficaci, come l’emanare un determinato odore poco gradito agli erbivori di turno. Linguaggi diversi non meno sofisticati di quelli usati dal mondo animale, ma decifrabili, sostiene Mancuso. Pensate che anche se priva di organi, una pianta può senza dubbio svolgere molte funzioni comuni agli animali, come respirare o dormire.

Pur non potendo spostarsi, poi, i vegetali hanno dimostrato di muoversi anche in modo molto intenso, e di aver affinato la propria percezione verso l’esterno molto più degli animali, rivelandosi così esseri estremamente sensibili

Il rapporto con le emozioni umane

All’orizzonte scientifico si è poi profilato un altro audace quesito: le emozioni umane possono incidere in qualche modo sulla pianta?

Per cercare di capirlo, al LINV hanno messo in piedi un interessante esperimento, mettendo piante di glicine a contatto con emozioni umane tra loro contrapposte. Queste ultime vengono veicolate attraverso tubi appositi come composti volatili. Le alterazioni a carico delle piante potranno così evidenziare l’eventuale nesso con le emozioni umane.

Il successo esistenziale del mondo vegetale, essendo così quantitativamente diffuso, è sotto gli occhi di tutti, afferma Mancuso: per questo risulta ancora più inconcepibile sottovalutarne l’importanza, anche in relazione all’uomo.